È tutto il giorno che mi chiedo come mai i due assassini di Abdoul Guiebre ci tengano in tutti i modi a farci sapere che non sono razzisti. Capisco l’ansia dei nostri politici, il rincorrerli dei media, il preoccuparsi degli avvocati che vogliono far cadere un’aggravante. Ma loro cosa ci guadagnano a far uscire una dichiarazione così perentoria e agghiacciante, 24 ore dopo aver massacrato un ragazzo a sprangate? Poi ho capito: come assassini, magari redenti, potranno in futuro partecipare all’Isola dei Famosi. Come razzisti no. Pare che siano anche pronti a giurare di non avere bestemmiato mentre l’ammazzavano.
E così, mentre io perdo il mio tempo a contestare l’efficacia dei simboli di questa nuova destra e ad auspicarne di nuovi per la sinistra, Walter Veltroni pensa bene di introdurre nel suo pantheon di personaggi (rigorosamente americani) da citare a ogni discorso Christopher McCandless. Uno che ha deciso di affrontare un inverno in Alaska da solo, senza i mezzi adeguati, ma soprattutto senza le necessarie conoscenze, e per questo è finito morto di fame senza sapere che la sua salvezza era a poche centinaia di metri da lui. È così che il PD vuole affrontare le sue prossime sfide, Walter? Speriamo di no.
Il Titolista, si sa, è un tipo imprevedibile. A noi piace pensare che sia solo un grigio impiegatuccio al soldo di qualche borioso responsabile marketing delle compagnie cinematografiche, e che mai e poi mai potrà riuscire ad eguagliare il capolavoro di insulsaggine che è “Se mi lasci ti cancello” per “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. E invece lui se ne esce all’improvviso con “Decameron pie”, sottotitolo “Non si assaggia… si morde!”. Il risultato è talmente stupefacente che sono tre giorni che ho letto il titolo e sono ancora sballato. Con un colpo di genio, un’azione travolgente degna di un grande fantasista, il nostro eroe crea un’associazione tra due film che non c’entrano un cazzo l’uno con l’altro, recupera il riferimento al Decameron che gli autori originali avevano lasciato cadere per senso del pudore e riesce pure a beccarsi i complimenti del recensore del film che non sa assolutamente cosa dire di una pellicola talmente insulsa che in America è uscita direttamente in DVD. Poi, per infierire sull’avversario già a terra, aggiunge un sottotitolo misterioso sul cui significato gli studiosi potranno continuare a interrogarsi per secoli. Di fronte a tutto ciò non ci interessa sapere quale era il titolo originale, o quali erano i metodi migliori per preservare eventuali riferimenti o giochi di parole in esso contenuti, vi basti sapere che le Titoliste, avversario francese del nostro, ha prodotto uno scarsissimo “Medieval pie”.
Giorgia Meloni si affida alla filosofia dell’Uomo Ragno per essere all’altezza dell’incarico di governo. Il ministro per le Politiche giovanili ha risposto […] citando una delle battute piu’ celebri del fumetto della Marvel. “Da un grande potere derivano grandi responsabilita’” scrive il ministro Meloni con modestia “faro’ del mio meglio per essere all’altezza del mandato”.
Questo post del blazar che riblogga Spoilerin’ mi ha fatto tornare voglia di parlare di titoli. Il post originale è sparito, forse perchè i tipi di Spoilerin’ avevano già recensito il film a modo loro qualche tempo prima. In entrambi i casi si sono ben guardati dal citare il titolo con cui è stato distribuito in Italia, preferendo quello originale o una sua traduzione letterale. D’altronde la scelta di “The Assassination” al posto di “The Assassination of Richard Nixon” rischia di non essere facilmente assimilabile da un cervello sano, che molto probabilmente finisce per difendersi rimuovendo l’informazione. Invece il Titolista (in maiuscolo perchè ormai sta diventando un personaggio ricorrente) in questo caso utilizza una tecnica rarissima nell’arte dell’adattamento dei titoli, detta tecnica del troncamento, di cui “Le tre sepolture” al posto di “The three burials of Melquiades Estrada” è il più fulgido esempio. Con l’aggiunta del mantenimento della lingua originale il Nostro raggiunge un doppio scopo. Il primo, risultato classico della tecnica del troncamento, è quello di banalizzare il titolo togliendo gli unici elementi che possano incuriosire il lettore, rappresentando di fatto il tratto principale che dovrebbe distinguere la pellicola dalle altre. Così “Guarda! Un film sull’assassinio di Richard Nixon, ma lui è vivo! Dev’essere interessante.” diventa “Toh, un’altro film su un assassinio”, oppure “Fico! Un film su un uomo che viene seppellito 3 volte!” diventa “Che palle, un film che parla di funerali”. Il secondo è quello di far confondere un film impegnato con Sean Penn con un qualsiasi action movie con Sylvester Stallone e Antonio Banderas: “Che palle! In questo film non sparano a nessuno, rivoglio i soldi del biglietto!”.
Ho recentemente scoperto che la festa nazionale di Azione Giovani (così come un’associazione universitaria a loro legata) è intitolata ad Atreju, il personaggio de La storia infinita di Michael Ende. Citando da un loro comunicato: “Atreju, giovane protagonista di un libro e di un film di successo (la Storia Infinita), venne scelto dagli organizzatori diversi anni fa per incarnare il modello di un ragazzo impegnato in una dura battaglia quotidiana contro le forze del Nulla, contro un nemico che invade la fantasia delle giovani generazioni, ne consuma le energie, le svuota di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze”.
La scelta è interessante e tutto sommato coerente: i giovani di destra si sentono accerchiati dal declino della nostra società e vogliono ergersi a baluardo di difesa dei loro valori, contro il Nulla che avanza. Poco importa se il personaggio che hanno scelto è un antipatico ragazzino guerriero, monolitico nella rappresentazione caratteriale, prescelto per combattere questa battaglia: anche loro si sentono prescelti e intendono combattere il Nulla a testa bassa, in maniera eroica. Poco importa se nel libro Atreju è destinato a fallire, e che sarà Bastiano (quello sfigato, grassoccio, che legge i libri e vive nel nostro mondo) a salvare il regno di Fantàsia grazie alla sua unica arma: la fantasia.
Atreiu: “Perchè Fantàsia muore ?”
Gmork: “Perchè la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni, così il Nulla dilaga”
Atreiu: “Che cos’è questo Nulla ?”
Gmork: “E’ il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo.”
Atreiu: “Ma perchè ?”
Gmork: “Perchè è più facile dominare chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere.”
Questo dialogo del film è citato anche nel primo disco degli Assalti Frontali, a dimostrazione che solo una quindicina di anni fa era a sinistra che si cercavano stimoli e ispirazioni per combattere il Nulla. Ora questo lavoro viene lasciato alla destra, che si dimostra priva di fantasia, e dopo aver tentato di saccheggiare Il signore degli anelli erge a simbolo un personaggio che combatte il nemico senza sapere cos’è e senza avere possibilità di sconfiggerlo. Gli vorrei dire che hanno scelto male il loro simbolo, invece mi sa che inconsciamente l’hanno scelto fin troppo bene.
Alla luce di tutto questo, la mia idea che la sinistra debba rifondarsi a partire da Peter Parker e dal suo “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” non sembra così stramba come ho sempre pensato.
A causa dell’evento olimpico, nei giorni scorsi ho guardato la televisione molto più spesso di quanto faccia abitualmente. Ho così potuto verificare in prima persona come questo subdolo elettrodomestico tenda a deformare la realtà invece che rappresentarla. No, non sto parlando della sicurezza percepita. Sto parlando della stitichezza percepita: un continuo susseguirsi di pubblicità di prodotti che regolano l’intestino, sgonfiano la pancia e salvano la vita di giovani donne sull’orlo del suicidio perchè non riescono a cagare dal giorno dell’esame di maturità.
Sarà questo il problema principale del paese, da affrontare dopo aver brillantemente risolto il problema sicurezza? Se anche fosse, forse sarebbe comunque un miglioramento: anche se conosco pochissime persone che mi hanno confidato di avere problemi di stitichezza in confronto alle decine di persone che non perdono l’occasione di magnificare le loro imprese al cesso ogni volta che ne hanno l’occasione, sono comunque di più delle persone che conosco che sono state rapite dagli zingari.
Con la conclusione delle Olimpiadi di Pechino, L’etica della pigrizia è lieta di annunciare il conseguimento di un risultato eccezionale: l’unico concetto che è stato espresso in maniera unanime da tutti gli atleti olimpici (o almeno da quelli che mi è capitato di sentire intervistare) è il fortissimo desiderio di una vacanza. Ricordatevelo la prossima volta che vi chiedono di elencare i valori condivisi da tutta l’umanità.
L’altro giorno, facendo zapping alla tv, mi sono imbattuto in un film che mi ricordava qualcosa. Un rapido passaggio di televideo -> Mereghetti -> imdb e scopro che il film è il seguito di quello che ricordavo io. Ecco il risultato delle mie indagini:
- Il primo film si intitolava My Girl, ma è stato tradotto con Papa’, ho trovato un amico perchè ci recita Macaulay Culkin ed è uscito poco dopo Mamma, ho perso l’aereo, occasione che un titolista che si rispetti non può mancare per riproporre all’infinito l’unica idea che gli sia mai venuta declinandola per ogni film successivo con cui riesca a fare il più blando dei collegamenti.
- La ragazzina protagonista, che in originale si chiama Vada, nel primo film viene tradotta in Vera. Le motivazioni riguardanti questa scelta sono assai misteriose, ma io sono riuscito a partorire due ipotesi. O esiste una regola per cui un personaggio non può chiamarsi con un congiuntivo, oppure ci deve essere qualcosa di sbagliato nei nomi con radice Vad, come ben ci ricordiamo da Vader -> Fener.
- Il secondo film (My Girl 2) è stato tradotto in Il mio primo bacio. Non potendo più riciclare l’idea dell’altra volta causa morte del personaggio interpretato dal biondino nano, il titolista utilizza uno dei trucchi del mestiere: farsi ispirare il titolo da una scena a caso, che non rappresenta l’argomento principale del film. Questa scelta potrebbe anche essere giustificata, in fondo non è facile fare un bel titolo su una bambina che cerca informazioni sulla propria defunta madre, ma almeno il nostro prode titolista poteva ricordarsi la toccante scena del primo film in cui Vada/Vera bacia l’insopportabile biondino, prima che questo ci lasci le penne.
- Probabilmente per coprire le tracce dell’errore disseminato nel titolo, nel sequel la nostra Vada/Vera viene chiamata Leda, che però è un conguintivo e invalida la mia prima ipotesi.
- Il giudizio del Mereghetti sul film è “Almeno nel prototipo moriva Macaulay Culkin”.
AVVERTENZA: questo post è stato scritto per testimoniare la mia ossessione verso gli errori di traduzione/adattamento nei titoli dei film. Se siete sfsortunati ne seguiranno altri. Avrei dovuto scriverlo qua, ma il progetto non ha mai preso piede.
Ho passato le mie ferie nell’atmosfera rarefatta e rilassante della Casa Senza Saliscendi, dove ho trascorso il tempo a rilassarmi, riposarmi e a svuotare il cervello. Per questo non so cosa scrivere sul blog: lo svuotamento ha funzionato così bene che non mi è rimasta più neanche un’idea. Salvo una, partorita in aereo nel viaggio di andata, che ora vi regalo e spero possa allietare gli ultimi scampoli della vostra estate, aiutandovi a rilassarvi, riposarvi e a svuotare il vostro cervello: il sudoku più semplice del mondo.
Questo è lo schema:
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Questa è la soluzione:
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Divertitevi!